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venerdì 4 novembre 2011

QUANDO UN PADRE



Edward un uomo di venticinque anni, aveva sempre lavorato nella sua vita.

Non era ricco, era solo un uomo che curava la sua terra, la proteggeva dagli speculatori.

Un giorno incontrò lei, Bella, figlia del proprietario terriero vicino, uno speculatore.

Tra loro fu amore a prima vista, si frequentarono e Bella perse con lui la sua verginità perché sapeva che lui era l’unico.

Il padre non approvava la loro relazione, anche dopo aver saputo dalla figlia di essere in dolce attesa.

-quel bastardo che porti in grembo non sarà mai accettato da me.- tra le lacrime e disperazione ne prese comunque atto.

-ti separerò da lui….-

Bella raccontò l’accaduto a d Edward, che decise di portare via la sua donna, lontano. Fecero i bagagli e andarono lontano.

In quei mesi lontani dal padre Charlie, viveva un sogno con il futuro marito Edward, nella pace e nella gioia anche se i soldi non erano tanti. Ma loro erano felici.

Il giorno delle nozze Bella era di sette mesi e stava aspettando il futuro sposo. Suonarono alla porta era Charlie, voleva portarla via da Edward e dare in adozione sua figlia.

Bella voleva opporsi con tutte le sue forze, ma per una donna incinta…..

Charlie stava strattonando Bella per un braccio, Edward stava rientrando e vedendo quello scempio cercò d’intervenire, ma uno strattone più forte fece sentire male Bella provocandone il parto anticipato.

Edward disperato accorse vicino al corpo dolorante di Bella, ma Charlie cercò anche in quel frangente di separarli chiamando polizia e ambulanza.

Charlie quella sera fece arrestare Edward che venne trattenuto per una settimana in prigione.

Bella partorì una bambina prematura, ma con gravi lesioni.

La piccola morì.

Bella cadde in una depressione profonda, sempre seduta alla finestra con occhi vacui.

Edward e Bella non si videro mai più da quella sera.

11 anni dopo:

Edward era un padre che aspettava la nascita della propria figlia.

Una figlia che purtroppo una sera di undici anni fa diventò un angelo.

Dopo undici anni lui rivedeva Bella, ormai erano due persone cambiate e indurite dal tempo.

Il dolore per la perdita della piccola c’era ancora ma nessuno dei due aveva una tomba su cui piangere.

Il padre di Bella aveva semplicemente fatto sparire le sue tracce.

-Edward….-

-Bella….-

I loro occhi avevano una luce che era rimasta sopita per molto tempo.

-Dobbiamo parlare, ho scoperto una cosa….-

-Bella dopo tutti questi anni….-

-La nostra bambina….- quelle parole lasciate a mezz’aria ancora fluttuavano tra loro.

-Sei mai tornato in quel paesino dove avevamo vissuto fino al settimo mese di gravidanza?-

-No, fa male al cuore….Ma perché rivangare?-

-Devi saperlo-

-Nemmeno io, fino a un paio di settimane fa. Ho scoperto che mio padre mi aveva raccontato delle

menzogne.-

Si interruppe domandandosi se aveva fatto bene a cominciare.

-Vai avanti- la esortò Edward .

-Avevo sempre creduto che la piccola fosse morta senza essere stata battezzata e senza un nome. Papà non

mi aveva mai detto il contrario.-

-Vuoi dire che...-

-Lei è là, nel cimitero della chiesa. Fu battezzata dal cappellano dell'ospedale.-

-Come potevi non saperlo?-

-L'hanno messa d'urgenza nell'incubatrice. Il cappellano era nella nursery per un altro neonato. Pensavano

che la nostra bimba avesse solo pochi minuti di vita, perciò lui le impartì subito il sacramento.-

-E non l'hanno mai detto a nessuno?-

-Lo dissero a mio padre, pensando che poi me lo avrebbe riferito, ma non lo fece mai. Però fu seppellita in terra consacrata. Quel sacerdote è morto l'anno scorso,ma ho parlato con il sostituto ed è tutto scritto nei registri. A quanto pare avevano organizzato persino un piccolo funerale, però non sono riusciti ad avvertirmi perché papà non gli ha permesso di avvicinarmi. Tu eri scomparso. Così quando nostra figlia è stata sepolta, non c'era nessuno della sua famiglia.-

La voce di Bella tremò.

-Nemmeno Charlie?-

-Lui voleva fingere che non fosse mai esistita e sperava che io la dimenticassi. Ha cercato di cancellare lei e

te. Ha persino detto al prete che il cognome era Swan.

-Vuoi dire….-

-C'è scritto questo sulla tomba- spiegò lei con rabbia crescente. -Isabella Swan. L'ha chiamata come me.

Ma la nostra bimba è lì, Edward. Non è svanita nel nulla. Papà non è riuscito a cancellarla del tutto.-

Edward si alzò di scatto, come se restare fermo fosse ormai insopportabile. Camminava avanti e indietro per la

stanza scuotendo la testa, come una belva ferita.

All'improvviso si bloccò e sferrò un pugno contro il muro. E poi ancora un altro, un altro, un altro. Fortuna

che la casa era fatta di solida pietra o non avrebbe retto all'impatto della sua rabbia e del suo dolore.

-Mio Dio, mio Dio, mio Dio!- ripeteva.

Travolta dalla pena per lui, Bella andò alle sue spalle e lo abbracciò. Edward non smise di picchiare il pugno contro il muro, ma con la mano libera la agguantò con forza, fino quasi a farle male.

-Edward, ti prego...-

Non era sicura che l'avesse sentita. Sembrava perso in una nube densa di tristezza. Alla fine fu troppo stanco

per continuare e appoggiò la testa alla parete, tremando d’ira. Bella posò la fronte contro la sua schiena, piangendo per lui. Poteva sopportare il suo dolore, ma quello

di Edward la straziava.

Lui si voltò per stringerla al suo petto. -Ti prego abbracciami- la supplicò con voce roca.

-Tienimi vicino a te o credo che impazzirò.-

Quasi le crollò addosso. Tutta la sua forza fisica sembrava essere stata risucchiata altrove.

Soltanto lei poteva salvarlo.

Fu la sua roccia. Il percorso di dolore che aveva imboccato Edward era lo stesso che aveva affrontato Bella

poco tempo prima. Non lo avrebbe lasciato camminare da solo, come era toccato a lei.

Appoggiandosi a Bella, Edward tornò alla sedia e si lasciò cadere di peso.

Il suo sguardo era spento, come fisso su un panorama interiore dove c'era solo devastazione.

La sua mano destra era rossa e sanguinante, là dove si era scontrata con il muro. Bella gliela prese con delicatezza e cominciò a tamponarla con dell'acqua fredda, gli occhi pieni di lacrime. Si inginocchiò accanto a lui per pulirgli la ferita aperta. Edward la guardava come se non capisse cos'era successo.

-Com'è?- le chiese infine.

-Cosa, tesoro?- Le parole le uscirono spontanee.

-La sua tomba, com'è?-

-Molto semplice, una lapide con il nome e la data di nascita e di morte.-

-E nessuno dei suoi familiari era al suo funerale- mormorò Edward. Questo fatto sembrava tormentarlo più

del resto. -Povera piccola mia, seppellita al buio, tutta sola.-

Scosse la testa per scacciare quei pensieri angosciosi.

-Sono stata contenta quando l'ho scoperto- disse Bella.

-Almeno è stata battezzata e ha avuto un funerale. Pensavo che ne saresti stato sollevato anche tu .-

-Lo sono, ma dovevano dircelo, Se lo avessi saputo sarei tornato a trovarla spesso. Non sarebbe dovuta restare sola.-

-Lei è ancora lì e ci aspetta- gli fece notare Bella.

-Forse è ora che i suoi genitori vadano a trovarla insieme.- Lui non riuscì a parlare.

Annuì soltanto.

Aveva soltanto fretta di andare a trovare la sua piccola il prima possibile.

-Guiderò io .-

Dovette rinunciare dopo il primo chilometro. Bella passò al volante. –

Si fermarono solo per fare benzina, lui informò Bella di voler fare una passeggiata per pensare, ma dopo quello che sembrava un tempo interminabile si sentirono delle grida.

Grida rauche che sembravano quelle di una belva ferita. Di un orso preso nella tagliola.

Bella lo fissava inorridita.

-Edward...-

Lui si raddrizzò, coprendosi gli occhi con le mani, senza smettere di gemere forte.

Bella realizzò quanto era stata sciocca. Aveva creduto che non provasse niente solo perché non lasciava

trapelare le sue emozioni. Ora però le stava dicendo, senza parole, che soffriva da impazzire.

-Tesoro...- sussurrò, mettendogli le braccia intorno al corpo.

Edward la strinse disperato e nascose il viso contro di lei, aggrappandosi come se non ci fosse nessun altro al mondo che potesse farlo sentire al sicuro.

Era già stato tremendo la prima volta, quando aveva preso a pugni il muro. Eppure era niente, in confronto.

Il peso di quel giorno lo stava distruggendo. Le stava chiedendo aiuto nell'unico modo che sapeva.

-Tutti questi anni- singhiozzò Edward. -Lei era lì, sola, la e noi non lo sapevamo...-

-Adesso non la lasceremo più. Edward... Edward...-

Avrebbe voluto dirgli un milione di cose, ma adesso era lei che non trovava le parole. Poteva soltanto mormorare il suo nome, tenendolo stretto, sentendolo tremare per le lacrime che aveva trattenuto per undici anni.

Quando alla fine la tempesta si placò, Edward restò appoggiato a lei.

-È successo all'improvviso- le spiegò con voce affaticata. -Un momento mi sembrava di reggere il colpo, l’attimo dopo ero precipitato all'inferno.-

-Lo so, è successo anche a me. Non c'è difesa. Devi solo aspettare che passi.-

-Passerà mai?- le chiese, spezzandole il cuore con la sua disperazione.

-Alla fine si. Ma prima devi accettare il dolore.-

-Non ce la faccio, da solo.-

-Non devi, io sono qui con te .-

La guardò, stravolto dalla sofferenza. -Sarò solo,quando te ne andrai.-

Bella allora gli prese il viso tra le mani e lo baciò dolcemente.

-Non me ne andrò.-

All'inizio lui non reagì, come se ancora non credesse a quello che aveva sentito. -Non dici sul serio.-

-Non posso lasciarti, Edward. Ti amo. Ti ho sempre amato e ti amerò sempre. Noi due ci apparteniamo.-

Il loro angioletto Isabella dall’alto dei cieli aveva riunito la sua